Progettazione, produzione e applicazione lenti a contatto su misura.

Collaborazioni

Lo studio Giovanzana è stato sede di tirocinio per il Politecnico di Milano già nel 1999 per il corso di Ingegneria biomedica con la quale aveva intavolato delle trattative per la creazione del corso di optometria.
Con la successiva istituzione del corso di Laurea in Ottica e Optometria presso l’Università degli studi di Milano-Bicocca, lo studio è diventato sede di tirocinio stabile dall’anno 2004. Dal 2018 è diventato sede di tirocino anche per l’Università degli studi di Firenze

Tesi

Grazie alla collaborazione dello studio Giovanzana con le Università, molti ragazzi hanno avuto la possibilità di svolgere il loro tirocinio presso la nostra sede.
Di seguito sono elencate le tesi svolte, clicca per leggere il riassunto.

Correzione dell'astigmatismo mediante lenti a contatto
di Mario Giovanzana, College di Optometria Verona (1990)
Mario Giovanzana

Lo scopo della tesi è quello di approfondire il problema visivo degli ipermetropi astigmatici per poter sviluppare una metodologia produttiva e applicativa di lenti a contatto in grado di correggere al meglio l’ametropia.
Lo studio ha permesso di individuare delle soluzioni che assicurano dei vantaggi nel calcolo per quanto riguarda le geometria della lente, dando una certa flessibilità, possibilità di controllo e verifica delle variazioni e precisione nella ripetibilità.


Lenti a contatto: dallo studio della struttura oculare alla lente applicata
di Lorenzo Leoni e Marco Pomponio, Politecnico di Milano (1999)
Lorenzo Leoni e Marco Pomponio

Lo scopo di questo elaborato è quello di fornire una guida completa ed esauriente sulle lenti a contatto partendo da nozioni di anatomia e fisiologia oculare, nonché di ottica geometrica, per arrivare ad illustrare, nello specifico, i principi generali di ottica delle lenti con relative aberrazioni e giungere, alla fine, alla descrizione dettagliata dei processi di progettazione, produzione ed applicazione di lenti a contatto su misura.
L'elaborato presenta dettagliatamente la procedura optometrica per l’applicazione di lenti a contatto su misura dall’acquisizione dei dati, alla scelta dei parametri costruttivi fino alla realizzazione della lente finita e sua applicazione sull’occhio, con relativi controlli.
Infine la tesi termina con una panoramica sulla normativa vigente in ambito contattologico.
Lenti a contatto su misura applicate su casi clinici particolari
di Lizeth Rocio Samudio Rodriguez, Università degli studi di Milano-Bicocca (2005)
Lizeth Rocio Samudio Rodriguez

Lo scopo di questa tesi è quello di illustrare le procedure optometriche che è opportuno seguire per giungere ad una corretta applicazione di lenti a contatto su misura.
Dopo un’introduzione di carattere generale relativa all’anatomia e alla fisiologia oculare, si passa ad una valutazione della qualità ottica delle cornea e delle sue aberrazioni, per giungere alla presentazione delle aberrazioni indotte da lenti a contatto.
Il lavoro procede con cenni di storia della contattologia e classificazione delle varie tipologie di lenti a contatto, per poi trattare la procedura vera propria di applicazione partendo dalle fasi di raccolta dei dati e controlli preliminari, passando dalla progettazione del dispositivo medico con la scelta dei parametri idonei e giungendo, infine, alle fasi di produzione con relativa applicazione e controlli finali.
La tesi si conclude con l’analisi di casi clinici specifici, in particolare casi di cheratocono e casi post intervento chirurgico.

Correzione dell'astigmatismo con lenti a contatto su misura
di Kire Crven-Micev, Università degli studi di Milano-Bicocca (2007)
Kire Crven-Micev

Lo scopo della tesi è sostanzialmente quello di illustrare in maniera esauriente le possibilità di correzione degli astigmatismi attraverso l’applicazione di lenti a contatto su misura.
Si parte con una panoramica introduttiva sull’anatomia oculare e sui principi di refrazione per poi trattare il concetto fondamentale di astigmatismo valutandone, nello specifico, caratteristiche, eziologia, evoluzione, diverse tipologie, sintomi e segni con brevi cenni all’ambito dell’astigmatismo di tipo funzionale.
Si passa poi alla presentazione dei vari tipi di lenti a contatto su misura: rigide gas-permeabili e morbide, considerando ed illustrando possibili geometrie, parametri applicativi, caratteristiche e materiali.
Si procede illustrando nel dettaglio le procedure di progettazione ed applicazione di una lente a contatto su misura prestando particolare attenzione alle fasi di produzione per tornitura.
L’esposizione termina con l’analisi di un notevole numero di casi clinici in cui la correzione dell’astigmatismo viene effettuata nello specifico con lenti a contatto rigide gas-permeabili toriche, sfero asferiche; morbide toriche e morbide sferiche.

Progettazione e applicazione di lenti a contatto rigide gas-permeabili ad asfericità progressiva per la correzione delle aberrazioni ottiche
di Vasileiou Nikolaos, Università degli studi di Milano-Bicocca (2008)
Vasileiou Nikolaos

Lo scopo principale di questa tesi è quello di descrivere le fasi di progettazione e applicazione di lenti a contatto rigide e rigide gas-permeabili per la correzione di aberrazioni ottiche.
Viene presentata una descrizione generale delle aberrazioni ottiche dell’occhio umano, dei metodi e della strumentazione utilizzata per la loro valutazione e misurazione con particolare attenzione alle possibilità di correzione tramite l’applicazione di lenti a contatto su misura.
Il lavoro si conclude con la presentazione e l’analisi di alcuni casi clinici specifici.
Lenti a contatto: aspetti legislativi, normativi e applicazione in casi di cheratocono
di Cristiana Pezzolato, Università degli studi di Milano-Bicocca (2010)
Cristiana Pezzolato

Lo scopo di questa tesi è quello di fornire innanzitutto una panoramica sulla regolamentazione legislativa e normativa nell’ambito della contattologia con qualche accenno anche all’ambito della certificazione di qualità.
Si procede poi ad una presentazione dell’evoluzione delle attrezzature per la produzione delle lenti a contatto su misura, dei metodi di produzione e delle varie geometrie, per arrivare all’analisi dell’applicazione vera e propria.
Partendo dalle fasi preliminari di raccolta dati e progettazione si giunge alla realizzazione della lente finita e, infine, alle fasi di verifica ed ai controlli post-applicativi.
Il lavoro termina con la presentazione e l’analisi di casi clinici relativi nello specifico a soggetti affetti da cheratocono.

Progettazione, produzione ed applicazione di lenti a contatto su misura
di Francesco Di Achille, Università degli studi di Milano-Bicocca (2012)
Francesco Di Achille

La tesi presenta un’analisi accurata del processo di progettazione, produzione ed applicazione di lenti a contatto su misura soffermandosi, in particolare, sulla valutazione delle varie geometrie e dei relativi software di costruzione.
Dopo una breve descrizione degli strumenti e delle attrezzature utilizzate per la produzione delle lenti si passa a descrivere, nel dettaglio, il processo di costruzione vero proprio.
Il lavoro si conclude con la presentazione e valutazione di casi clinici specifici dove si evidenzia l’efficacia di un’applicazione di lenti a contatto su misura per garantire la soluzione più adeguata e soddisfacente possibile al singolo problema visivo.
Modellazione virtuale e analisi di occhi di prova
di Stefano Giovanzana, Università degli studi di Milano-Bicocca (2013)
Stefano Giovanzana

Lo scopo di questo lavoro è stato quello di sviluppare metodologie per la modellazione 3D e per la simulazione delle aberrazioni di modelli personalizzati di occhio sulla base di dati reali.
Analisi aberrometriche in vivo sono state svolte su 7 soggetti miopi, sia senza che con l’utilizzo di lenti a contatto RGP.
I risultati sono stati confrontati con quelli ottenuti nelle rispettive simulazioni.
L'analisi statistica mostra che il metodo presentato è un buon punto di partenza per ulteriori analisi volte allo sviluppo di software per la modellazione virtuale nel campo dell'ottica oftalmica.
Analisi della superficie anteriore e posteriore della cornea
di Cecilia Virginia Longoni, Università degli studi di Milano-Bicocca (2014)
Stefano Giovanzana

Lo scopo della tesi è quello di eseguire un’analisi dei vari parametri della cornea, sia anteriore che posteriore e della camera anteriore al fine di valutare la correlazione tra i parametri ottici (potere diottrico per la superficie corneale anteriore e posteriore) e i parametri fisici (volume della camera anteriore) e geometrici (asfericità per entrambe le superfici corneali, posizione dell’apice corneale sia per la superficie anteriore che posteriore).
I dati sono stati acquisiti tramite la Scheimpflug camera Sbisà SB200 della Nikon Instruments (per l’acquisizione delle immagini della cornea) presso il Centro produzione e applicazione lenti a contatto di Mario Giovanzana.
La Scheimpflug camera ha il vantaggio di essere una tecnica non a contatto e permette di ottenere in una sola volta informazioni sulla superficie anteriore, posteriore e lo spessore della cornea.
In questo modo vengono eliminati gli errori di allineamento che possono esserci quando vengono combinati videocheratoscopio e pachimetro e viene inoltre accelerata l’acquisizione delle misure.

Progettazione, produzione e applicazione di lenti a contatto RGP toriche su misura
di Gianluca Seveso, Università degli studi di Milano-Bicocca (2015)
Gianluca Seveso

L’elaborato ha lo scopo di descrivere le fasi di progettazione e di produzione delle lenti a contatto rigide gas permeabili a toro interno e sfero esterno con il fine ultimo di dimostrare come scelte progettuali e costruttive differenti possano influenzare il fitting dei dispositivi applicati.
I dati ottenuti sono quindi stati elaborati utilizzando dei fogli di calcolo appositamente realizzati sulla piattaforma Microsoft Excel e integranti gli algoritmi individuati in fase di progettazione.
I risultati sono quindi stati sfruttati per la fase produttiva per mezzo del tornio MechTech OptiTech A2 e della fresatrice Gfeller IT-4.
La valutazione della bontà del lavoro svolto è stata quindi misurata in fase applicativa dove, per mezzo di analisi in lampada a fessura, è stato possibile verificare la presenza dei requisiti geometrici richiesti ad una buona applicazione.

Progettazione, produzione e applicazione di lenti a contatto morbide toriche su misura
di Jithin Vattolil, Università degli studi di Milano-Bicocca (2015)
Jithin Vattolil

Si ripercorrono le fasi di progettazione e produzione di lenti a contatto morbide toriche con tre diverse tipologie di sistemi di stabilizzazione (prismatica, dinamica bicurva e dinamica tricurva), i cui fit e i diversi comportamenti nell’occhio verranno confrontati in fase applicativa.
Geometrie differenti provocano un diverso comportamento della lente; in particolare, lenti a stabilizzazione dinamica necessitano per un fit ideale di una sagittale maggiore rispetto alle stesse con stabilizzazione prismatica.
La stabilizzazione dinamica dal design tricurvo assicura una migliore stabilità dell’orientamento della lente anche per medi poteri negativi rispetto a quella dal design bicurvo.
Caratterizzazione delle proprietà superficiali di diversi materiali per lenti a contatto rigide
di Ilenia Fiorillo, Università degli studi di Milano-Bicocca (2015)
Ilenia Fiorillo

Lo scopo di questo tirocinio è stato la caratterizzazione delle proprietà superficiali di diversi materiali per lenti a contatto rigide; nello specifico, si è valutata la morfologia e la rugosità superficiale delle lenti tramite il microscopio a forza atomica (AFM) e l’adsorbimento di lattoferrina per periodi di tempo variabile da 1 giorno a 27 giorni.
Sono stati analizzati 12 diversi materiali di differente composizione chimica: polimetilmetacrilato, silicone-acrilati e fluoro-silicone-acrilati, i quali fanno parte rispettivamente del I, II e III gruppo della classificazione ISO.
I materiali per lenti rigide analizzati non adsorbono la lattoferrina sulla propria superficie; osservate al microscopio ottico, le lenti mostrano cristalli depositati sulla superficie, spesso di forma dendritica, che vengono eliminati da una corretta manutenzione.
Infine, utilizzando le proprietà chimico-fisiche quali indice di rifrazione, permeabilità all’ossigeno, durezza, gravità specifica, angolo di contatto ed il valore misurato di rugosità, è stato possibile fare alcune ipotesi su una classificazione dei materiali secondo criteri differenti da quelli adottati dalla classificazione ISO che può fornire indicazioni più utili ai professionisti.

Misura delle proprietà dielettriche di materiali per lenti a contatto rigide
di Simona Laura Amalia Polzotto, Università degli studi di Milano-Bicocca (2016)
Simona Laura Amalia Polzotto

Questo tirocinio prosegue l’indagine delle proprietà fisiche dei materiali per lenti rigide gas-permeabili, eseguendo una caratterizzazione tramite misure di tipo elettrico.
Nello specifico, si è misurata la costante dielettrica di diversi materiali al variare di vari parametri(es. spessore, frequenza). Per la misura della costante dielettrica si è utilizzata la tecnica della spettroscopia di impedenza utilizzando un condensatore a facce piane e parallele tra le cui armature è stato posizionato il dielettrico in esame.
Dai risultati è emerso che la presenza di acqua influenza significativamente solo il PMMA con una variazione del 15%, per gli altri materiali invece, la variazione è limitata al 2-3%.
Infine, per ottenere indicazioni sulla effettiva capacità di attrarre contaminati a causa di cariche elettrostatiche, sono state effettuate delle misure triboelettriche preliminari. Le misure triboelettriche effettuate, sebbene siano di carattere qualitativo e richiedano uno studio sistematico in condizioni più controllate, dimostrano come questo tipo di misure sia in grado di evidenziare fenomeni legati alla presenza di cariche elettrostatiche sulla superficie polimerica.

Analisi di aberrazioni oculari in soggetti affetti da cheratocono mediante l’uso di lenti a contatto rigide gas-permeabili
di Ambra Mannella, Università degli studi di Milano-Bicocca (2017)
Ambra Mannella

L’obiettivo di questo studio è stato quello di indagare, confrontare e quantificare, tramite l’aberrometro, le aberrazioni oculari in soggetti affetti da cheratocono e soggetti affetti da ametropie senza e con lenti a contatto rigide gas-permeabili (RGP) applicate ed esaminare la variazione della performance visiva in relazione al relativo guadagno nelle aberrazioni oculari di alto ordine (tra le più comuni la coma, il trifoglio, il tetrafoglio, l’astigmatismo secondario e l’aberrazione sferica).
L’indice KISA è stato scelto in quanto altamente specifico per la valutazione del cheratocono; più alto è il suo valore maggiore è la quantità di aberrazioni presenti in un occhio affetto da cheratocono. Ciò è confermato anche dalle mappe aberrometriche delle HOA di soggetti affetti da cheratocono caratterizzate dalla tipica immagine a cometa più evidente nei soggetti con un valore KISA elevato.
Occhi affetti da cheratocono senza lenti a contatto mostrano un modello della coma inverso rispetto agli occhi ametropi e un modello del trifoglio simile a quello dei soggetti ametropi.
Le aberrazioni per i soggetti con cheratocono sono ridotte del 49% mentre per i soggetti di controllo ametropi le aberrazioni sono ridotte del 38%, ma la coma rimane l’aberrazione più importante anche durante il porto di lenti RGP.

Valutazione di depositi cosmetici su lenti a contatto rigide
di Marianna Valli, Università degli studi di Milano-Bicocca (2017)
Marianna Valli

L’obiettivo di questo studio è quello di analizzare se sulla superficie di lenti a contatto rigide gas-impermeabili e permeabili, si depositi materiale cosmetico e se ci siano differenze tra materiali diversi. I materiali studiati sono stati i seguenti: Boston Equalens, Boston Es, Boston Xo, Fluorex 500, Fluoroperm 60, FSA, Onsi, Optimum Comfort, Optimum Extreme, PMMA, Tyro.
Le analisi sono state condotte con l’uso di uno spettrofotometro e di un microscopio ottico a fluorescenza. Mediante lo spettrofotometro è stato misurato lo spettro di assorbanza, per capire se sui campioni è rimasto del materiale cosmetico. Per quasi tutti i materiali i risultati ottenuti non mostrano un chiaro picco nello spettro delle lenti esposte al cosmetico.
Al microscopio a fluorescenza sono stati invece acquisiti gli spettri in fluorescenza sia dell’ombretto in polvere sia dell’ombretto disciolto nella soluzione salina, con l’acquisizione delle rispettive immagini. Dalle immagini delle lenti pulite e delle lenti dopo essere state immerse, si può osservare la presenza di micro-depositi cosmetici su tutti i campioni solo in superficie, e che dopo normale pulizia sono tornati perfettamente puliti.

Studio di forie e vergenze in soggetti miopi con l’applicazione di lenti a contatto sferiche e lenti a contatto per la progressione miopica
di Stefania Mola, Università degli studi di Milano-Bicocca (2018)
Stefania Mola

Lo scopo di questa tesi è stato quello di effettuare i test riguardanti le forie e le vergenze col metodo dei #21 punti su soggetti miopi, applicando prima delle lenti a contatto sferiche e successivamente lenti a contatto multifocali utilizzate per il controllo della progressione miopica ed infine riportare tutti i dati raccolti secondo il “metodo grafico”.
Durante il tirocinio abbiamo utilizzato lac con geometria centro lontano con addizione di +2.00 D. Abbiamo focalizzato l’attenzione su 12 soggetti miopi con età compresa tra i 20 e i 25 anni.
I grafici non presentano delle differenze eclatanti, i dati di rotture e annebbiamenti rimangono invariate, le forie nel grafico delle lac mutifocali si spostano verso l’exoforia e i recuperi stringono il grafico. Inoltre i dati dei test ARN e ARP sempre nel grafico delle lenti multifocali si spostano verso l’alto. I criteri di Sheard e di Percival sono adempiuti per entrambe le tipologie di applicazione e l'AC/A gradiente con lac multifocali subisce una leggere diminuzione (da 3.4/1 con lac sferiche a 2.7/1 con lac multifocali).
Ricordo che non è stato scopo di questo tirocinio validare o meno le teorie sul controllo della progressione miopica, ma esclusivamente valutare l’eventuale effetto che le lac multifocali utilizzate in queste motodologie hanno sulle forie, le vergenze e il sistema accomodativo dei soggetti.

Correzione delle aberrazioni oculari causate dal cheratocono tramite l’utilizzo di lenti a contatto rgp
di Massimiliano Bernardi, Università degli studi di Firenze (2018)
Massimiliano Bernardi

Lo scopo di questa tesi è stato quello di confrontare e verificare, tramite aberrometro, le performance visive di soggetti affetti da cheratocono e vedere come queste ultime migliorino tramite l’utilizzo di lenti a contatto rigide gas-permeabili (RGP).
In particolare, sono state analizzate le aberrazioni oculari indotte dal cheratocono per valutare successivamente come quest’ultime migliorino con l’utilizzo di una lente a contatto RGP.
Un soggetto con cheratocono è un soggetto che presenta, a seconda dello stadio della patologia, diversi tipi di aberrazioni ma, soprattutto, presenta elevate aberrazioni di alto ordine (HOA).
L’applicazione di lenti a contatto in questi casi non è mai semplice e deve essere molto accurata, come lo deve essere l’attenzione dell’ametrope nel seguire le indicazioni dell’optometrista.
L’applicazione di una lente a contatto RGP ha lo scopo di ridurre le aberrazioni ottiche di basso ordine, come per le altre ametropie, e quelle generate dal cheratocono che invece sono di alto ordine.
In secondo luogo, lo scopo delle lenti RGP, a differenza delle lenti morbide standard, è quello di aumentare il comfort visivo del soggetto che si trovi in situazioni critiche come, per esempio, di bassa luminosità o in presenza di una forte fonte luminosa.
Questa riduzione delle aberrazioni oculari è dovuta ad una nuova interfaccia tra aria ed occhio, la lente, che non si adatta alla forma della superficie corneale, ma anzi la sostituisce andando così ad eliminare la protrusione del cheratocono e le eventuali imperfezioni che generano le aberrazioni.

Valutazione dell’affidabilità dei questionari utilizzati per diagnosticare l’occhio secco
di Sara Gill Aslam, Università degli studi di Milano-Bicocca (2018)
Sara Gill Aslam

Lo scopo di questo progetto è quello di capire l’affidabilità dei questionari usati per diagnosticare la sindrome dell’occhio secco. Nel nostro studio abbiamo impiegato quattro questionari: OSDI, McMonnies, DEQ e DEQ-5 e al fine di validarli sono inoltre stati condotti due test lacrimali: BUT e rosso fenolo. Per lo studio abbiamo deciso di sottoporre 145 persone sia ai questionari randomizzati che ai test lacrimali al fine di costruire la curva ROC per la definizione del miglior livello di discriminazione del test.
La curva di ROC viene costruita considerando tutti i possibili valori soglia del test; per ognuno di questi si calcola la porzione di veri positivi (sensibilità) e la proporzione di falsi positivi (specificità). L’area sottostante alla curva (AUC) indica l’accuratezza diagnostica del test. Abbiamo calcolato l’AUC per ogni questionario e abbiamo calcolato il punto EER che identifica il tasso di errore che caratterizza un test, che corrisponde alla soglia ottimale del questionario.
Confrontando i valori di AUC e di EER abbiamo potuto verificare l’affidabilità e l’accuratezza dei questionari. Secondo i dati analizzati, il questionario che ha performato peggio è il DEQ-5, che corrisponde alla versione breve del DEQ. L’OSDI invece è il questionario che presenta un AUC maggiore e il punto EER corrisponde al livello 12 uguale al livello soglia del test originale, questo indica che il questionario è tra i più affidabili.

L’importanza dell’altezza sagittale nell’applicazione di lenti a contatto morbide
di Claudio Iovine, Università degli studi di Milano-Bicocca (2019)
Claudio Iovine

Lo scopo di questo studio è quello di misurare l'altezza sagittale di una selezione di dodici differenti tipi di lenti a contatto giornaliere disponibili in commercio, e di controllare tramite un questionario adatto, da me impostato, se i portatori di lenti a contatto sono in grado di distinguere tra lenti di diversa altezza sagittale.
Per ogni tipo di lente a contatto sono state valutate cinque diverse lenti utilizzando un sistema di acquisizione, precedentemente testato con lenti note.
Dopo che è stata misurata la sagittale, è stato effettuato un esperimento a doppio cieco. Sono state applicate una lente sull’occhio destro e una lente sull’occhio sinistro, dividendo le 25 persone che hanno partecipato all’esperimento (età 25 ± 2) in tre gruppi: gruppo A: stesse lenti (effetto placebo); gruppo B: diversi brand di lenti ma uguale sagittale; gruppo C: differenti brand di lenti e differente sagittale.
La maggior parte delle lenti a contatto è stato confermato fossero sferiche, tranne le lenti in Delefincon A e in Somofilcon A. Le lenti a contatto possono essere suddivise in quattro macrogruppi di differente sagittale che si dividono il mercato globale delle lenti a contatto giornaliere.
Nell’esperimento a doppio cieco si è evidenziato che un optometrista con adeguata esperienza e ben formato, è in grado di valutare correttamente i vari comportamenti di lenti in relazione alla loro altezza; solo il 50% dei portatori di lenti a contatto, invece, sono in grado di distinguere tra differenti altezze sagittali di lenti, rischiando conseguenze da non sottovalutare in seguito al porto scorretto.
Questo studio sottolinea l’importanza di mettere a conoscenza l’optometrista dell’altezza sagittale, cosa che attualmente le aziende costruttrici non fanno e cerca di scoraggiare ulteriormente l’autoapplicazione: il portatore non sempre si accorge lamentando solo tardivamente fastidi di un errata applicazione.

Protocollo applicativo per lenti a contatto morbide toriche basato sulla specificità delle lenti disposable
di Gianluca Tilaro, Università degli studi di Milano-Bicocca (2019)
Gianluca Tilaro

Le case produttrici di lenti a contatto riportano sul blister solo i dati relativi al raggio base e al diametro metre l'obbiettivo di questo studio è la ricerca di un protocollo applicativo utilizzando come riferimento principale la sagittale. Le linee guida sono state trovate attraverso lo studio di tre tipologie di lenti a contatto morbide toriche disposable che presentano tutte lo stesso sistema di stabilizzazione prismatica.
Nella prima fase è stata analizzata la sagittale, attraverso una cella costruita in PMMA, in cui all’interno è stata inserita la lente insieme alla soluzione salina, colorata con la fluoresceina macromolecolare per aumentare il contrasto in fase di acquisizione delle immagini. Sono state fatte 10 fotografie per ogni lente al fine di trovare la sagittale media. Due delle tre lenti analizzate hanno sagittale non comparabile con una sagittale sferica, mentre una lente presenta una sagittale comparabile con una sagittale sferica lungo un meridiano.
Nella seconda fase è stato svolto un test su un unico soggetto avente un astigmatismo miopico composto secondo regola. In questo modo lo studio si è sviluppato nell’evidenziare tutte le differenze di ogni lente rispetto alle altre. Una volta applicate le lenti, per avere un miglior feedback soggettivo riguardo la visione e il confort, è stato sottoposto al portatore un questionario. Infine, l’ultimo esame a cui è stato sottoposto il soggetto è l’analisi del fronte d’onda.
In conclusione, analizzando i risultati dell’aberrometria si evidenzia che la lente più performante è quella sviluppata in Lotrafilcon B, presentando la minor rotazione e spostamento, causa una diminuzione delle aberrazioni rispetto alle altre due tipologie di lenti. La lente, quindi, più corneoconforme sarà quella con sagittale e diametro più grande. Per questo motivo sarebbe opportuno che le aziende produttrici di LaC fornissero il dato relativo all’altezza sagittale, in quanto risulta di fondamentale importanza anche nella pratica di applicazione di lenti a contatto toriche.

Valutazione della lente lacrimale tramite aberrometria oculare con lente a contatto rigida gas permeabile
di Ilaria Di Stefano, Università degli studi di Milano-Bicocca (2019)
Ilaria Di Stefano

L’occhio è un sistema ottico formato da varie componenti. Le imperfezioni di uno o più elementi causano delle deviazioni dei raggi luminosi che attraversano l’intero sistema oculare e ciò provoca dei difetti nella proiezione delle immagini sulla retina. Queste deviazioni vengono definite aberrazioni e possono essere di basso ordine (LOA) o di alto ordine (HOA). È possibile valutare le aberrazioni dell’intero sistema ottico dell’occhio e delle sue singole componenti con e senza lente applicata.
L’obiettivo di questo elaborato è quello di analizzare e quantificare, tramite aberrometria oculare, le aberrazioni del menisco lacrimale post-lente. Questa analisi consente di valutare il contributo all’aberrazione totale di basso e di alto ordine da parte della lente lacrimale. Per questo studio sono stati considerati 46 occhi di 23 soggetti sani su cui è stata eseguita una prima misura delle aberrazioni oculari con l’utilizzo dell’OSIRIS-T di CSO senza uso di correzione. Successivamente è stata eseguita una topografia corneale con il CS-2000 di CSO per determinare i raggi di curvatura corneale lungo i meridiani principali. In tal modo è stato possibile determinare il raggio base della zona ottica posteriore per la scelta della lente rigida gas permeabile (RGP) da applicare.
Le lenti utilizzate per questo studio provengono da un set di prova costruito ad hoc dalla Weis Optics con potere sferico -3.00 D e diametro totale 9.40 mm seguendo il criterio applicativo di Bennett. È stata quindi eseguita una seconda aberrometria con lenti indossate. Dai coefficienti di Zernike sono stati ricavati i valori del power vector (M, J0 e J45), e i valori di sfero, cilindro e asse per l’occhio con e senza lente, a cui è stato sottratto il potere sferico della lente a contatto per poter calcolare il contributo della lente lacrimale sulle aberrazioni di basso e alto ordine.
Da questo lavoro è stato possibile ricavare il contributo della lente lacrimale sulle aberrazioni che confrontate con quelle relative all’occhio con e senza lente, mostrano che la lente lacrimale influisce in maniera sostanziale sulla compensazione delle aberrazioni. In conclusione, i dati ricavati mostrano che il sistema ottico formato da lente a contatto e dalla lente lacrimale è in grado di ridurre le aberrazioni, sia di basso che di alto ordine.

Valutazione con fluoresceina del segmento anteriore dell'occhio per l'elaborazione di grading scale
di Sara Lavelli, Università degli studi di Milano-Bicocca (2019)
Sara Lavelli

La finalità di questo progetto è stata l’elaborazione di una grading scale per la valutazione di applicazioni di lenti a contatto rigide. La valutazione del fit delle lenti RGP è possibile osservando il cambiamento del pattern fluoresceinico a livello delle tre zone costituenti le lenti stesse: parte centrale, media periferia e periferia.
La grading scale da me elaborata permette di valutare queste tre zone proponendo per ognuna di esse cinque immagini, ognuna delle quali è contrassegnata da un grado, cioè un numero da 1 a 5. In particolare, i gradi associati a numeri bassi, cioè 1 e 2, rappresentano applicazioni rispettivamente molto strette e strette, mentre i gradi associati a numeri alti, cioè 4 e 5, rappresentano fit rispettivamente piatti e molto piatti e il grado 3 rappresenta applicazioni giuste. Per ottenere queste immagini ho utilizzato un software, Phoenix di CSO.
Ho quindi applicato a 25 persone alcune lenti da 5 set di prova. Ad ogni persona ho applicato due lenti, scelte seguendo i protocolli applicativi di ogni set, e ho raccolto un totale di 50 acquisizioni. Le foto sono state proposte a 100 persone per un totale di 1500 valutazioni. Comparando le valutazioni fatte con la scala sequenziale e una randomizzata tramite il test Mann-Whitney ho constatato che le immagini inserite nella scala graduata sono adeguate, in quanto indipendentemente dall’ordine in cui esse sono disposte, i soggetti hanno valutato le stesse applicazioni nel medesimo modo.
Successivamente, ho verificato che le valutazioni fossero coerenti con le applicazioni. Per fare ciò le lenti sono state divise in 4 gruppi a seconda di come sarebbero dovute essere le loro applicazioni -molto strette, strette, giuste e piatte- seguendo le indicazioni applicative dei differenti set. Questi grafici mostrano che: la parte centrale è stata valutata correttamente, mentre la media periferia e la periferia sono state valutate con più difficoltà. In particolare, la periferia è sempre stata valutata con il grado 4 o 5, indice che le persone, indipendentemente da quanta fluoresceina era qui presente, selezionavano non l’immagine che meglio descriveva l’applicazione da analizzare, ma le immagini con maggiore fluorescenza senza dare troppo peso a quelle intermedie.